Per non dimenticare…
Tempo fa vinsi un concorso letterario per gli studenti delle superiori, il tema era "commentare la poesia Se questo è un uomo di Primo Levi per la giornata in ricordo delle vittime della Shoah"; da quando scrissi queste righe che vi ripropongo qui non ho più dimenticato quella poesia che ha un posto speciale nel mio cuore e rimarrà a lungo legata nella mia mente ai terribili stermini commessi durante la persecuzione ebraica del secolo scorso.
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi
Come riuscire a descrivere il turbinio di pensieri, emozioni e sentimenti che nascono dalla lettura di una così pietosa implorazione a non dimenticare come ogni dignità umana sia stata a lungo ignorata da altri uomini tanto crudeli e spietati? A lungo ho cercato le parole che meglio descrivessero il mio stato d'animo, scavando nell'anima e cercando di razionalizzare lo sdegno e la paura per ciò che è stato e per ciò che potrebbe tornare ad essere se osassimo non "scolpire nel cuore le parole comandate" da Levi; ma credo che chiunque legga con attenzione i versi di "Se questo è un uomo" possa comprendere la mia angoscia. Come il poeta suggerisce, noi viviamo sicuri in confortevoli abitazioni: case riscaldate non solo dal fuoco ma anche dall'affetto di coloro che amiamo e che rendono sicuro ogni nostro passo dandoci la forza per superare le avversità, gli stessi che ci sostengono, ci rassicurano, ci sono d'esempio, coloro a cui più amore diamo e più ne riceviamo. Consapevole di ciò, è davvero terribile immaginare con il poeta, insieme agli altri milioni di ebrei sacrificati durante la Seconda Guerra Mondiale, sia stato costretto a sopportare una cosi devastante esperienza, senza poter confidare le proprie paure a coloro che amava e vivendo nel terrore che ai propri cari fosse toccato lo stesso orrendo destino. Una sorte spietata, che per molti non lasciava posto a speranze e sogni, che ha trasformato parole comuni come "cibo","riposo", "affetto" e perfino "pace" in utopie e che ha riempito le giornate di orrore, di fango, di freddo, di stenti, di malattie e di vuoto. Ammirevole è il coraggio con cui molti sono riusciti a sopravvivere a questa disperata situazione, la forza che ha permesso loro di superare ogni avversità, la voglia di vivere e l'amore che li ha spinti a sopravvivere alla lotta contro la sete di sangue che li aveva sottomessi e schiavizzati. Ed è proprio dalla grande dalla forza morale dell' autore e dal suo tono imperativo che dobbiamo prendere esempio; un esempio che forse non potrà cambiare radicalmente il nostro modo di vedere il mondo, ma sicuramente ci aiuterà a scavare più a fondo nel vero significato della vita e a superare ogni convenzione impostaci. Ciò che intendo non è tanto comprendere l'importanza del rispetto della dignità umana, quanto piuttosto fare nostro tale principio e applicarlo ad ogni nostra azione, renderlo una fonte ispiratrice ed esaltarlo tramite la comprensione e la tolleranza che tante piccole faccende quotidiane ci richiedono. Spesso noi giovani dimentichiamo quale enorme potere abbiano la comprensione ed il rispetto e quali grandi opportunità ci porti l'essere sempre pronti a prestarci per allevviare le sofferenze altrui; altre volte, più semplicemente, impieghiamo molto tempo a scoprire l'importanza delle nostre esistenze e, per eccesso di sfiducia o per chissà quale altro motivo, riunciamo a cercarne lo scopo. Le parole di chi in circostanze terribili non ha mai abbandonato la speranza possono aiutare i piu sensibili tra noi. Personalmente credo che l'intenzione di Levi nello scrivere questi versi che delineano un uomo oggetto, sottomesso ad ogni vessazione fisica e morale, spogliato di ogni dignità, umiliato e privato di giustizia, sia stata si quella di inorridirci, ma soprattutto quella di stimolarci a riflettere su qualcosa di più profondo: la gioia della Pace che nasce solo dal rispetto per la vita stessa. Descrivendo cosi attentamente la propria esperienza e concludendo la poesia con un severo e solenne ammonimento, inoltre, l'autore ci supplica di rendergli giustizia, senza vendette, ma conservando tra i nostri pensieri il travaglio della sua vita, testimonianza della crudeltà cui lo stesso Uomo può dar vita lasciandosi trasportare dagli istinti più meschini.