Raggiungendo le stelle..
Un titolo poetico per un tema che di poetico ha davvero poco ma che rende bene l'idea di quanto la disperazione e la delusione possano insinuarsi nella vita tranquilla di qualcuno e renderlo quello che non avrebbe mai immaginato di poter diventare: un suicida. A Milano il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani, dopo gli incidenti stradali, ma non se ne parla. I suicidi tentati e portati a termine da chi ha meno di 20 anni vengono negati, taciuti e camuffati per poi venire relegati a quella vasta classe di fenomeni inspiegabili chiamata semplicemente "incidenti". Nascosti sotto una spessa coltre di perbenismo secondo cui: i panni sporchi si lavano in famiglia, di certo non li si lascia svolazzare qua e là sporcando la città! Un invalicabile muro di omertà.
Poco più di cento tentativi di suicidi in un anno a Milano, secondo le statistiche ufficiali; più di mille secondo le proiezioni degli esperti. Le classifiche risultano cosi falsate, quelle stesse classifiche in cui l'Italia risulta (dopo il Portogallo) la nazione europea con il minor tasso di suicidio, ma solo perchè, dicono gli esperti, dedita a nascondere le morti volontarie, soprattutto quella dei piu giovani. Esiste una congiura del silenzio che avvolge e anestetizza il problema della decisione di farsi del male. Un silenzio fondato sulla vergogna: del protagonista in crisi, della sua famiglia, della scuola che frequenta. C’è chi tra gli esperti è convinto che non parlare delle forme estreme di disagio giovanile sia meglio: perché diversamente si finisce per istigarle, per creare voglia di emulazione..come se il suicidio potesse diventare una moda! E chi invece sostiene «sulla base dell’osservazione scientifica» che affrontare e approfondire il tema dell’autolesionismo portato all’estremo tra i teenager vuol dire fare azione di prevenzione. In testa, il professor Augusto Pietropolli Charmet (che a molti può non dire molto, ma che da studentessa di Psicologia vi posso assicurare essere un VERO esperto..nulla a che vedere con Morelli, Crepet e il resto degli psicologi da tubo catodico!), psicoterapeuta di fama e di chiaro impegno per salvare i «ragazzi tentati dalla morte». «Nell’ultimo anno ho seguito personalmente 136 casi di tentato suicidio; ritengo che sia un numero da moltiplicare almeno per dieci, che vuol dire oltre 1300 nella sola Milano», dice il professore, che è responsabile scientifico del Crisis Center voluto dall’associazione non profit milanese «L’amico Charly».

Ragazzi che sotto i 20 anni passano le proprie giornate tra scuola e famiglia, due istituzioi che spesso però ignorano o sottovalutano le difficoltà di questi giovani,che non pensano minimamente alle loro esigenze e che giocano a lanciarsi a vicenda accuse quando uno dei ragazzi tenta un estremo gesto di attenzione o cerca un modo per sfogare la propria amarezza: dalla droga all'autolesionismo, dai disturbi alimentari al bullismo, dall' alcool ai comportamenti disinibiti. A volte però capita che nessuno dei suddetti gesti possa sedare l'animo inquieto e allora.."perchè no?" Con quella semplicità e quella tendenza a sentire quintuplicata ogni emozioni, negativa o positiva che sia, tipica degli adolescenti e destinata a essere rimpianta dai 20 anni in su, ci si spinge oltre, si oltrepassa un confine netto, quello tra la Vita e la Morte. Eppure i segnali d'allarme ci sono, ma vengono sempre più spesso ignorati e considerati un normale sintomo della giovinezza, come se odiare se stessi e il proprio mondo, come se non riuscire a essere felici e riuscire a desiderare solo di non esistere fosse normale..Mi chiedo se davvero questa scusa possa mettere a tacere i sensi di colpa di quegli insegnati che hanno ormai perso ogni passione per il proprio lavoro e che si ritrovano ogni giorno a guardare negli occhi dei propri studenti senza cogliere quel disagio che dilania i più e che porta qualcuno di loro al punto di non ritorno.

(Ho pensato a lungo se mettere o meno queste immagini cosi forti, ma poi, esattamente come per le immagini dei precedenti post sui disturbi alimentari, ho deciso di non macchiarmi anche io di omertà e di non diluire i toni, mai girare la testa insomma..)